Scomparsa di Franco Nigro Imperiale

20.05.2016 08:17

Pubblichiamo una lettera di Marialuigia Campolongo per la scomparsa del nostro caro socio fondatore Franco Nigro Imperiale.


A Franco Nigro Imperiale

19 maggio

Caro Franco,

questa è la lettera che non ti ho mai scritto, perché scrivere dei propri sentimenti non è facile: si teme sempre che vengano scambiati per retorica; ma ho sbagliato, perché tu, che eri uomo di alto sentire, non mi avresti giudicato con gli strumenti comuni. Tra me e te è sempre intercorsa una complicità d'intenti. Sapevi scrutare nella mente e nell'anima e avevi capito di me bambina cose che io stessa ancora di me non conoscevo. Così mi chiamavi "ispettrice", quando mi incontravi nelle belle occasioni familiari, con tono scherzoso e affettuoso, che mi metteva in imbarazzo perché non sapevo se coglievo il giusto senso di quel tuo originale nomignolo; ma percepivo in fondo che volevi elogiarmi per quella curiosità innata, che avevi notato in me e che mi portava a osservare con attenzione tutto, per capire il mondo intorno a me: uomini e cose...Curiosità che ancora mi caratterizza.

Ti ho conosciuto amante della musica e della sana compagnia, ti ho conosciuto marito innamorato e padre tenerissimo. Il destino ha voluto eternare la tua figura di padre e che quel tuo amore divenisse smisurato e si astraesse dalle cose terrene. Hai avuto figli terreni straordinariamente amati e uno tra essi sovrumano, che hai immaginato angelo tra gli angeli ( ché bello era come loro e di grande intelletto). L'hai venerato attraverso la tua poesia, sublimata in preghiera. Il tuo dolore si è fatto poesia. In questo così simile ai grandi poeti che amavi e con cui questo destino di padre hai condiviso. La tua disperazione è divenuta studio intenso e sistematico, di cui hai saputo condividere i frutti.

La tua arguzia si è fatta satira e poesia nel vernacolo della tua terra: terra e lingua amate profondamente.

Non sei passato sulla terra senza lasciare tracce d'affetti, né di stima: amico sincero, operatore culturale indefesso. La tua casa e la tua chiesa traboccavano oggi di gente.

Ci restano i tuoi pensieri poetici, i frutti della tua intelligenza e del tuo sentire.

Mi resta la tua voce, il tuo affetto, i cui accenti ho ritrovato in quell'acrostico del mio compleanno e persino nell'ultimo messaggio, che tu , uomo di penna, mi hai inviato per whatsapp... ma in lettere tutte maiuscole, in cui dicevi di me cose belle. Ti ho risposto con una celia... per tema di sembrarti retorica, non ti ho detto ciò che avrei voluto: che eri tu a meritare quelle parole che generosamente, dedicavi a me come a tante persone a te care, che stimavi, avendo il coraggio del tuo sentire .

Me ne resta il rammarico. Perciò affido questa lettera - nella giornata in cui ti abbiamo accompagnato dal tuo Gregorio- ai tuoi cari e agli amici che hanno condiviso con te l'amore per la poesia, a coloro che pensano, come anche tu forse hai creduto, che la poesia salvi la vita e che la salvi in sé.

Marialuigia






—————

Indietro